Banditi non si nasce... lo si diventa

bandito [ban-dì-to] agg. e s. m. [part. pass. di bandire]. - 1. agg. Corte b., nel medioevo, le feste durante le quali i grandi feudatarî ospitavano nei loro castelli i signori dei dintorni e li intrattenevano con banchetti, tornei, battute di caccia, ecc. In senso fig. (soprattutto con riferimento al passato), casa in cui si facciano continuamente feste o banchetti. 2. s. m. a. ant. Uomo cacciato in bando: i b. di parte bianca. b. Persona messa al bando dalla legge, brigante, e spec. chi commette rapimenti, assalti a mano armata e altri delitti, da solo o, più spesso, come membro di una banda organizzata, posta per lo più sotto la guida di un capo bandito.

Banditore era quell’incaricato che, passando per le strade e le piazze della città, gridando, leggeva o recitava i bandi ovvero le norme, regole, disposizioni del signore o dell’autorità costituita; i bandi o gli editti venivano poi affissi, ma in una società dove pochissimi sapevano leggere grande importanza aveva il banditore per informare la popolazione delle disposizioni emanate.

Sotto il termine banditismo (gotico *bandwjan, cioè “fare un segnale”, attraverso il latino medievale bandire, col significato di “mandare in esilio”, incrociato col francese bannir) vengono comunemente indicati, a volte in modo improprio, fenomeni di banditismo comune, di natura sociale e politica.

Ne sono esistiti personaggi e forme particolari, che hanno dato origine anche a leggende e generi artistici: basti ricordare Robin Hood, i reali o immaginari pistoleri del vecchio West, nonché i briganti dell’Italia meridionale durante il processo di unificazione dell’Italia e nei primi decenni del Regno.

Banditi si... ma gentiluomini

L’identificazione di un determinato gruppo di combattenti e rivoltosi con termini quali brigante o bandito dipende in buona parte dal punto di vista della potenza che, detenendo il monopolio della forza e della legge, s’impone sul territorio interessato dalla ribellione, con l’obiettivo di screditarla ed isolarla dal suo tessuto sociale. E’ in tal modo infatti, che, attraverso il francese, la parola brigante giunge in Italia poiché “con tal nome erano comunemente chiamati nell’anno 1809 coloro che nelle varie nostre province si sollevarono” (Giuseppe Boerio, 1829, linguista).

“Briganti” vennero detti dai francesi anche i soldati dell’esercito delle Due Sicilie (e dell’armata sanfedista riunita dal cardinale laico Fabrizio Ruffo), che combatterono vittoriosamente contro l’occupazione francese e contro la Repubblica napoletana del 1799 (sostenuta, ma non riconosciuta, dalla stessa Francia).

In condizioni di forte ineguaglianza sociale, in territori dove il potere si concentra nelle mani delle élite latifondiste, che mantenevano il controllo del territorio e dei propri interessi con la forza e con la collusione dei rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, i banditi rappresentavano solitamente l’unica istanza di opposizione all’oppressione delle classi contadine.

Alcuni di questi briganti guadagnarono in alcuni casi fama e appoggio dalla popolazione assumendo, nella cultura contadina e nella letteratura, un carattere a volte leggendario, come ad esempio avvenne nel caso dei cangaçeiros, che per circa 70 anni agirono nel Nordest del Brasile. Infine, ulteriore esempio di quanto controverso possa essere l’uso di termini come “brigante” e “bandito” è il fatto che i partigiani della Resistenza venivano comunemente definiti banditi dalle forze d’occupazione naziste, e come tali trattati.

Robin Hood è un eroe popolare inglese che, nella moderna versione della leggenda, ruba ai ricchi per dare ai poveri. Zorro è Don Diego de la Vega (Don Diego Vega nella storia originale), un nobile che combatte in nome della povera gente contro la tirannia del governatore spagnolo. Diabolik nonostante svolga un’attività decisamente illegale, è dotato di sani e radicati principi etici (l’onore, la tutela dei più deboli, il senso dell’amicizia e della riconoscenza, il rispetto degli animi nobili), e perciò odia mafiosi, narcotrafficanti, strozzini e aguzzini. Lupin III è un abile trasformista come il nonno, utilizza maschere integrali di cloruro di vinile che gli permettono di assumere le sembianze di chiunque, indipendentemente se uomo o donna. I suoi furti hanno spesso dell’incredibile, sia per la macchinosità dei suoi piani, sia per i mezzi impiegati.